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Grand-Tour Sicilia Elite 5*sup

Grand-Tour Sicilia Elite 5*sup

 



 

TOUR SICILIA VIVA

PRIMO GIORNO 

Arrivo all’aeroporto di Palermo con il volo AP 2856 alle ore 19.30, trasferimento all’Hotel Principe di Villafranca, che si trova proprio nel cuore del vecchio Firriato, sistemazione nelle camere riservate.

Cena e pernottamento all’hotel Principe di Villafranca.

(indicare prezzi trasferimenti)

 

SECONDO GIORNO Percorso Palermo.

Dopo la colazione la mattinata sarà dedicata alla visita di Palermo, considerata il punto nodale, culturale ed economico tra il Mar Mediterraneo e l’Europa e per questo motivo, in passato, terra di conquista. Fu capitale per arabi, normanni e svevi, mantiene ancora inalterata l’impronta dei popoli che la possedettero. Visita del Palazzo dei Normanni e della sua Cappella Palatina. L’edificio era costituito da diverse ali, ciascuna destinata a persone e funzioni differenti, collegate tra di loro da terrazzi e spazi verdi abbelliti da vasche e fontane. Quattro le torri che si ergevano agli angoli: la Greca, la Pisana, la Joaria e la Kirimbi. Il palazzo conobbe poi un periodo di abbandono e degrado e fu restaurato solo nel XVII sec. sotto i viceré spagnoli. E’ a quest’epoca che risalgono l’imponente facciata meridionale e la bella corte interna in tre ordini di arcate. L’ingresso con lo scalone monumentale risale al 1735.

La cappella stessa fu fatta edificare dal sovrano tra il 1130, anno della sua incoronazione, e il 1140. Originariamente sorgeva isolata, in seguito fu progressivamente inglobata in edifici. Il lato esterno è decorato su due livelli. Quello inferiore ricalca la decorazione del medesimo livello interno: lastre di marmo bianco incorniciate da decorazioni musive in pietra dura. Il livello superiore, invece, è formato da quadri musivi risalenti all’Ottocento che narrano storie di David. Sul fondo, di fianco all’ingresso. È invece raffigurato Ruggero II che consegna al ciantro, letteralmente cantore, la pergamena con l’istituzione del corpo ecclesiastico regio. La cappella, di pianta rettangolare, è divisa in due parti: il presbiterio, cinto da una balaustra in marmo e sopraelevato di cinque giardini. E lo spazio antistante, suddiviso in tre navate da 10 colonne di granito. La cupola che sovrasta il coro è occupata dal Cristo Pantocrate, circondato da quattro arcangeli e da quattro angeli. Il transetto destro è dominato dall’immagine di San paolo circondato da scene della vita di Cristo e sulla volta a botte la Pentecoste, simboleggiata dalla colomba posta, al centro di un medaglione, che discende su tutti gli apostoli. Il transetto sinistro è dominato invece dalla figura di S. Andrea cui si affianca la Madonna con il Bambino detta Odigitria, cioè colei che indica la retta via. Le navate laterali sono occupate da scene della vita di S. Paolo e di S. Pietro.

 

Pranzo presso il ristorante Capricci di Sicilia.

 

Nel pomeriggio proseguiremo con la visita dei “Quattro Canti”. All’intersezione delle due vie principali di Palermo, Corso Vittorio Emanuele e via Maqueda, si apre questo slargo ai cui quattro angoli si elevano le facciate concave di bei palazzi settecenteschi dalla classica suddivisione a tre ordini sovrapposti, dorico, ionico e corinzio, con fontane sormontate dalle statue delle quattro stagioni al centro. Nelle nicchie dell’ordine intermedio si trovano le statue di re spagnoli e, al livello superiore, quelle delle quattro sante palermitane, protettrici del quartiere retrostante: Santa Cristina, Santa Ninfa, S. Oliva e S. Agata.

Visita enoteca e degustazione formaggi e vino

Cena e pernottamento all’hotel Principe di Villafranca.

Optional: Visione opere teatro massimo  Palco riservato: Bellini

 

TERZO GIORNO

Dopo la colazione partenza per Cefalù dove visiteremo la Cattedrale, che ancora oggi caratterizza il suo più importante monumento.

Cefalù è un villaggio di pescatori chiuso tra il mare e un promontorio calcareo, orgoglioso della sua cattedrale romanica che emerge da un groviglio di stradine labirintiche. Cittadina di origini greche, da cui trae il nome, Kephaloidion.

La Cattedrale fu costruita nel 1131 per volontà del re Ruggero II. Il prospetto caratterizzato da due torri fortificate, una decorata da fiammelle che simboleggiano il copricapo papale, l’altra decorata da merli ghibellini a simboleggiare il potere temporale, e parte da quattro ordini di finestre monofore e bifore. La facciata presenta un ordine di archetti ciechi, un secondo ordine di archi intrecciati, un magnifico portale arricchiti da splendidi intagli di marmo bianco e preceduto da un portico a tre arcate. L’interno, a pianta basilicale, è composto da tre navate a copertura lignea, divise da 16 colonne con capitelli che sostengono archi a sesto acuto. Sotto la seconda arcata destra, il Fonte battesimale Romanico, con vasca di marmo grigia ornata da quattro leoni. Nel pilastro di sinistra è raffigurata la Madonna col Bambino. Sui due pilastri che segnano il passaggio al presbiterio, si trovano le statue della Vergine Annunziata e dell’Angelo. Nel presbitero si trovano uno di fronte all’altro, due troni: un del re e l’altro del vescovo, entrambi decorati da splendidi mosaici. La curva dell’abside, le pareti del presbitero e la volta costolonata sono decorate da mosaici fra i quali spicca un gigantesco Cristo Pantocratore di puro stile bizantino.

Partenza per la visita di Castelbuono, grazioso borgo che si sviluppa intorno al castello fatto erigere dalla famiglia dei Ventimiglia, dove visiteremo la Madrice Vecchia. Edificata nel XIV sec. sulle rovine di un tempio pagano, è preceduta da un portico rinascimentale aggiunto nel Cinquecento e arricchito da un portale, al centro, in stile catalano. Il lato sinistro è coronato da un campanile ornato da una bella bifora in stile romanico e terminante con una cuspide ottagonale maiolica. Vi si conservano pregevoli opere, tra cui spicca, all’altare maggiore, un grandioso polittico raffigurante l’incoronazione della Vergine, la statua della Madonna delle Grazie e l’affresco dello Sposalizio delle Vergini. Alcune delle colonne che separano le navate sono ornate da affreschi tra i quali si distingue quello che ritrae S. Caterina d’Alessandria. La cripta è completamente affrescata con episodi della passione, morte e resurrezione di Cristo.

 

Pranzo presso il ristorante Antico Baglio Castelbuono

 

Nel pomeriggio proseguiremo con la visita di Santo Stefano di Camastra. Famoso per la produzione di ceramiche artistiche, allinea nelle strade del centro una miriade di negozietti che propongono manufatti per ogni esigenza e gusto. Tra i monumenti di maggiore interesse, Palazzo Sergio, un tempo del duca di Camastra, è oggi sede del Museo della Ceramica. Tra le opere spicca Andare di S. Lorenzini, successione di cinque guerrieri che <sprofondano> nel terreno. Il palazzo conserva in alcune stanze gli originali pavimenti maiolicati, affreschi al soffitto ed esempi di arredo settecentesco.

Proseguiamo la nostra visita verso Capo d’Orlando. Graziosa cittadina balneare, si protende sul mare con l’omonimo promontorio. La leggenda interviene ancora a spiegarci come l’antica Agatirno fu ribattezzata Capo d’Orlando: Carlo Magno, di passaggio in questi luoghi durante un pellegrinaggio in Terra Santa, volle dare il nome del suo eroico paladino.

Visiteremo Villa Piccolo di Calanovella. Sono stati gli ultimi eredi della famiglia Piccolo a volere questo museo-fondazione nella villa di fine Ottocento. Il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa veniva spesso a soggiornare nella quiete della villa e qui scrisse buona parte del suo capolavoro; nella stanza da lui occupata è conservata una sua lettera ai Piccolo e il letto, dove dormiva, con un bel capezzale in avorio e madreperla, raffigurante il battesimo di Giovanni. Nella villa si possono inoltre ammirare porcellane cinesi, di Faenza e Capodimonte. Prima di terminare la visita alla villa, vale la pena fare una breve passeggiata sotto i pergolati della villa, dove si trova il cimitero dei cani appartenuti alla famiglia.

 

Cena e pernottamento hotel San Domenico di Taormina.

 

 

QUARTO GIORNO

Dopo la colazione partenza per la visita di Messina. E’ una città siciliana detta anche “porta della Sicilia” e anticamente Zancle e Messana. Sorge nei presse dell’estrema punta nordorientale della Sicilia, sullo stretto che ne porta il nome. Visiteremo il Duomo, quasi completamente ricostruito dopo il sisma del 1908 seguendo l’originale stile normanno, ha la facciata a salienti alleggerita da monofore e da un piccolo rosone centrale. Il portale centrale è racchiuso da colonnette sostenute da leoni ed è coronato, nella lunetta, da una Madonna col Bambino. All’interno, il soffitto a capriate dipinto sul modello dell’originale distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra. Le travi di colmo presentano una decorazione a rosoni intagliati di gusto orientaleggiante. Il Duomo riunisce una bella collezione di arredi e parametri sacri. Il pezzo più antico del tesoro è la Pigna, una lampada in cristallo di rocca. Moltissimi gli argenti e spesso di fattura messinese tra cui bracci-reliquiari, candelieri e un bell’ostensorio con due angeli che reggono la raggiera. Al centro di piazza del Duomo si trova la Fontana di Orione, opera dell’architetto Montorsoli e commemora l’apertura di un acquedotto. In stile pre-barocco, raffigura i quattro fiumi: Tevere, Nilo, Ebro e Camaro, fiume messinese le cui acque furono convogliate nel nuovo acquedotto.

 

Pranzo  Giardini Naxos rist. Pozzo Greco

 

Partenza per Taormina e pomeriggio libero.

Cena presso il ristorante Granduca o Casa Niclodi

Sistemazione e pernottamento all’hotel San Domenico di Taormina.

 

 

QUINTO GIORNO

Dopo la colazione visita di Taormina. Fondata dai greci sul promontorio del Monte Tauro, Taormina è uno dei gioielli della Sicilia dominata dall’Etna ed è a strapiombo sul mare. Famosa per il suo Teatro Greco Romano che si divide in tre parti: la scena, l’orchestra e la cavea.

La scena, che si trova di fronte alla cavea, era il luogo in cui agivano gli attori, è ornata da due ordini di colonne. Inoltre presentava tre aperture ad arco e sei nicchie, tre a destra e tre a sinistra dell’arcata aperta centrale. Accanto alla scena, la parte più importante, si trovano due stanzoni usati dagli attori per cambiarsi di costume.

La cavea incavata nella roccia è costituita da una gradinata che sale sino alla sommità. I primi posti erano riservati alle autorità mentre, la parte alta era destinata alle donne. Divisa in cinque corridoi e verticalmente da otto scalette. Le scalette partivano dalla cavea e arrivavano in alto al muro terminale, dove, in corrispondenza, si aprivano otto porticine, attraverso le quali si accedeva al corridoio coperto. Nel muro terminale le nicchie, ancora ben visibili, contenevano statue in esposizione. L’orchestra, posta al centro, divide la scena dalla cavea.

L’orchestra è la parte piana più bassa di tutto il teatro. In questo spazio si collocavano i suonatori degli strumenti musicali che accompagnavano lo svolgimento della tragedia o della commedia che gli attori recitavano.

 

Pranzo in hotel.

 

Nel pomeriggio una piacevole passeggiata a Corso Umberto I, chiusa a valle da Porta Messina ed a monte da Porta Catania e fiancheggiata da bei negozi, ristoranti e caffè. Ai lati della via si dirama un intrico di stradine che offrono inattesi scorci e profumi, come quello della frutta di marzapane e della pasta di mandorle dei laboratori di pasticceria.

 

Cena e pernottamento all’Hotel San Domenico.

 

 

 

SESTO GIORNO

Dopo la colazione partenza per la visita dell’Etna.

Pranzo presso il Rifugio Ragabo.

Nel pomeriggio proseguiamo per la visita delle Gole dell’Alcantara, situate nella Valle dell’Alcantara. Sono delle gole alte fino a 25 metri e larghe nei punti più stretti 2 metri e nei punti più larghi 4-5 metri; il canyon naturale, a differenza di quanto comunemente si pensa, non è stato scavato nel corso di migliaia di anni dall’acqua. L’ipotesi più accreditata è legata ad un evento sismico che, con un movimento sussultorio fece letteralmente spaccare in due una vecchia colata lavica (attribuita all’Etna), consentendo all’acqua del fiume di insinuarsi al suo interno. Questo fatto è evidenziato dal fatto che la struttura delle pareti (simile in alcuni punti a "cataste di legna" ed in altri a "colonne d’organo") è intatta e spigolosa. La particolarità di questa gola consiste nella struttura delle pareti, create da una colata di lava basaltica (povera di silicio ma ricca di ferro, magnesio e calcio). La lava si è poi raffreddata lentamente, permettendo di creare forme prismatiche pentagonali ed esagonali, che richiamano la struttura molecolare dei materiali che la costituiscono.

Post escursione pausa per il the pomeridiano

Rientro a Taormina.

Cena e pernottamento all’hotel San Domenico.

 

SETTIMO GIORNO

Dopo la colazione partenza per Siracusa. Il Teatro Greco (V sec. A. C.), il più grande teatro della Sicilia e uno dei maggiori dell’intero mondo greco. Questo monumentale capolavoro fu ricavato dalla roccia di una collinetta. Nel periodo estivo ancora oggi il Teatro organizza degli spettacoli classici: che echeggiano un’importanza primordiale in tutto il mondo. Sicuramente al tempo dei Romani, il teatro fu modificato per le nuove esigenze degli spettacoli tipici di Roma: caccia alle belve, ludi gladiatori; altri ipotizzano, invece, diverse utilizzazioni del teatro, lasciando all’Anfiteatro il compito di ospitare questi giochi. Alla terrazza sovrastante il teatro, tagliata nella viva roccia del colle Temenite (dal greco "themenos" = recinto sacro), si accedeva tramite una scalinata a centro e una strada a sinistra, detta "Via dei Sepolcri". Di questa terrazza, probabilmente coperta da un grande portico forse per evitare la pioggia improvvisa al pubblico, oggi è visibile solo una banchina, tagliata nella roccia, e una parte della pavimentazione in cocciopesto.

La prima grande latomia che è parzialmente aperta al pubblico, è la Latomia detta del Paradiso che è stata per anni interessata da lavori di consolidamento lungo il suo perimetro nord – orientale. Da esso, venendo dal Teatro Greco lungo la strada perimetrale alla cavea, si può distintamente seguire la cresta delle scenografiche pareti bonificate, che segna il profilo del pendio roccioso completamente asportato con i lavori di estrazione della pietra. La più famosa delle grotte della latomia del Paradiso è quella detta Orecchio di Dionigi. Questa grotta, con la sua singolare forma che si sviluppa in profondità, con un insolito andamento a S e con sinuose pareti che convergono in alto in un singolare sesto acuto, non fa certo immediatamente pensare a una cava di pietra, ma a un antro dalle forme non proprio innaturali, rese un po’ misteriose dalla penombra e dagli straordinari effetti delle sue proprietà acustiche. Queste caratteristiche indussero Michelangelo da Caravaggio a denominare la grotta Orecchio di Dionigi, dando così forza alla leggenda cinquecentesca secondo cui il famoso tiranno rinchiudesse i suoi prigionieri e che dall’alto di un piccolo vano ne ascoltasse le parole ingigantite dall’eco. La forma della grotta è semplicemente dovuta al fatto che lo scavo iniziò dall’alto, seguendo il piano di fondo di un acquedotto serpeggiante: lo scavo andò sempre più allargandosi in profondità, essendosi rinvenuta un’ottima qualità di roccia. A prova di ciò sulle ampie e sinuose pareti della grotta sono chiaramente osservabili le tracce degli strumenti di lavora dei cavatori di pietra e, in senso orizzontale, i piani di stacco dei blocchi estratti.

 

Pranzo in hotel Panorama o Des Etrangers

 

Nel pomeriggio visita guidata del Duomo di Ortigia. Costruito nella parte più alta dell’isola, domina in assoluto l’omonima piazza rappresenta il più prestigioso monumento della città. All’interno, interessanti per le loro decorazioni la Settecentesca Cappella della SS. Sacramento, con il tabernacolo di marmo del Vanvitelli, e quella di S. Lucia. L’interno diviso in tre navate e cappelle laterali, mostra diversi stili architettonici, dal bizantino al barocco: il fonte battesimale (un grande cratere ellenistico su leoncini in bronzo del Duecento), nella navata di destra, alla cassa d’argento nella Cappella di Santa Lucia e l’ultima cappella della navata destra è quella del Crocifisso da cui si accede alle sale del tesoro del Duomo.

Si procede verso Fonte Aretusa, una sorgente di acqua dolce che sbocca sull’isola di Ortigia, accanto al mare. Il mito ci racconta di Aretusa, ninfa di Artemide, che per sfuggire agli amori di Alfeo, fu trasformata in fonte dalla dea; Alfeo, tramutato in fiume, la raggiunse e a lei si unì affiorando nei pressi della fonte. Al centro della sorgente la famosa pianta del papiro dalla quale, nell’antichità, si ricavava la carta. Proseguendo la nostra visita troviamo Castello Maniace. Costruito nella punta estrema dell’isola di Ortigia, fu edificata nel 1239 per merito di Federico II di Svezia, secondo lo schema tipico delle sue ultime costruzioni militari. Il quadrato perfetto del pianoterra, stretto fra quattro torri angolari, costituiva un unico e immenso salone, con quattro camini ai lati, suddiviso a scacchiera da colonne e semicolonne che sorreggevano 25 crociere, una parte soltanto delle quali è oggi superstite. Dell’edificio rimane tuttavia integro nel suo splendore il magnifico portale d’ingresso ad arco ogivale con marmi policromi, ai cui lati erano collocati due arieti di bronzo ellenistici di scuola lisippea. Fu creato con funzione di Palatium, in seguito fu usato anche come fortezza nei secoli ospitando eserciti, sovrani e governatori.

 

Cena di addio e pernottamento in hotel.

 

 

 

OTTAVO GIORNO

 

Il tour continua con SICILIA BELLA

Dopo la colazione mattinata libera per la visita di Siracusa.

Pranzo presso il ristorante Porta Marina o il Faraone, a base di pesce fresco locale ottima qualità.

Nel pomeriggio visita guidata della Valle dell’Anapo.

Riserva naturale di grande interesse è la Valle dell’Anapo, che permette di cogliere l’aspetto di una natura che si svela sempre più affascinante. Negli ambienti più aperti è spettacolare in primavera, in un tripudio di colori. La zona è popolata da diversi tipi di uccelli fra cui il falco pellegrino, la poiana e il raro codibugnolo e, nel fiume, trote e granchi. La valle rimase incontaminata fino al 1915, quando iniziarono i lavori per la costruzione del tracciato ferroviario della linea Siracusa – Ragusa – Vizzini. Disattivata nel 1956, di essa rimangono, le stazioni, i caselli e sporadici caseggiati rurali ben integrati nel paesaggio che, col passare del tempo, è ritornato al suo status primitivo riacquistando così l’originario equilibrio ambientale. Oggi la valle è gestita dall’ispettorato Dipartimentale delle foreste di Siracusa. Percorrere la Valle dell’Anapo è come compiere un viaggio indietro nel tempo immersi nella natura incontaminata, in un magico silenzio rotto solo dal canto dell’acqua che scorre nel fiume: uno degli accessi si unisce al sito archeologico, infatti, da qui si possono osservare la necropoli della cavetta, la necropoli sud e filiporto. Si notano inoltre i fori di sfiato dell’acquedotto Galermi fatto costruire dal tiranno Gelone per convogliare le acque del fiume fino a Siracusa e tuttora utilizzato per scopi irrigui.

 

Cena e pernottamento presso l’agriturismo le Sacre Pietre.o hotel Hyblon Sortino

 


NONO GIORNO

Dopo la colazione partenza per Pantalica, visita della Necropoli Nord, belvedere dei fiumi Calcinara e Anapo, discesa fino alla Grotta dei pipistrelli.

Pantalica emerge al di sopra degli altopiani che la circondano dette”serre". E’ da considerarsi una fortezza naturale, inespugnabile, poiché è circondata da altissime pareti di roccia, in cui si trovano anche scarpate di detriti. Ai valloni si alternano fossati, dove scorrono le acque dei due fiumi, con pochi e difficili guadi. A ponente si trova una lingua di terra più facilmente praticabile, collegata agli altri altipiani: si sostiene che fu questa la parte attraverso la quale i pedoni accedevano all’abitato di Pantalica. Esistevano altri ingressi minori, e anche più pericolosi, in tre punti dei valloni della circonvallazione. La città, poi definita città dei morti, era militarmente debole dal lato di ponente, in quel punto furono allora eseguiti dei lavori, una sorta di fossa a metà dell’istmo, aperta nella viva roccia, coronata all’interno da un solido muro. In questo modo si rese inespugnabile Pantalica. E’ stato scritto che sulla montagna di Pantalica sorgeva una città, tutto ciò è vero ma bisogna capire cosa significhi in questo caso il termine città. Pantalica è stata visitata per quattro secoli di seguito da antiquari, pittori, turisti, storici, filologi ecc. ma solo a titolo di curiosità e non di ricerca scientifica. Oltre che da dotti e curiosi Pantalica, purtroppo, fu spesso visitata e frugata anche da cercatori di fantastici tesori e da violatori di sepolcri, che ne trassero importanti resti: sopratutto vasellame, che è stato distrutto per la disillusione di non averli trovati colmi d’oro. Alcuni pezzi importanti furono comunque salvati nel museo Paolo Orsi di Siracusa. Le migliaia di tombe, sparse lungo le pareti scoscese del costone, sono suddivise in cinque diverse necropoli, una di queste è la Necropoli Nord. La più vasta e scenografica, con circa 1.500 tombe, è una delle più antiche, datate tra XII e XI secolo a. C..  La foce dell’Anapo apriva l’antichissima via di penetrazione che, seguendo la via fluviale, raggiunge il sito di Pantalica, attraverso un’area che costituisce uno dei più esaltanti paesaggi della Sicilia sud-orientale. Pantalica, s’inserisce in uno scenario di circa ottanta ettari delimitato da due grandi cave, lungo le quali scorrono rispettivamente, a nord il fiume Calcinara (o Bottiglieria) e a sud il fiume Anapo: i due fiumi, confluendo, danno origine a est a un unico corso d’acqua.

 La Grotta dei pipistrelli fu destinata un tempo alla produzione di salnitri alla raccolta di concime di pipistrelli. La prima grande stanza è larga 18 metri, lunga 28 e alta circa 11. All’interno si apre una strettoia che forma una specie di corridoio, oltrepassando questo si entra in un’altra stanza, dove nidificavano centinaia di pipistrelli da cui la Grotta ha avuto il nome: “A Rutta e ‘n Gaddariti”.

 

Pranzo presso Agriturismo il Fiume Carruba o Cristal

 

Nel pomeriggio visita guidata del paese di Sortino:

il primo paese che s’incontra andando da Siracusa verso la zona montana.

Il paese, immerso tra il verde dei campi (olivi, querce, carrubi, larici, acacie), il profumo degli agrumeti e limpidi corsi d’acqua (i fiumi Anapo, Calcinara, Ciccio), circondato da profonde e stupende vallate, si adagia su una rocciosa terrazza iblea, in leggero declivio, a un’altitudine minima di 424 m sul livello del mar Ionio. Un paese di cerniera tra la terra e il mare. Da un lato Pantalica e la Valle dell’Anapo dall’altro campagne e boschi. Il clima mite e l’aria salubre, le tranquille e rilassanti passeggiate tra il verde, la storia, un artigianato locale ricco di tradizioni e sempre florido, ne fanno un centro collinare d’indubbia attrazione turistica. L’antico centro fu distrutto dal terremoto del 1693 e poi ricostruito grazie alla famiglia Gaetani. Il forte sentimento religioso spinse i sortinesi ad avviare numerose opere di costruzione e ristrutturazione di chiese e conventi secondo lo stile dell’epoca: il Barocco.

Diversi sono i luoghi da visitare a Sortino, ma d’indubbia bellezza troviamo la Chiesa madre, con facciata in stile barocco, presenta tre nicchie contenenti le statue di S. Giovanni, Mosè, ed Elia, e un portone centrale affiancato da due coppie di colonne tortili.

La Chiesa di Santa Sofia, già esistente nel XV sec, come risulta da un’incisione sul portone del prospetto laterale destro, fu ricostruita (1701-1720) su progetto del sortinese Giovanni Iraso.

 La facciata si erge su due ordini culminanti in un campanile, dove insistono tre finestre con arco a tutto sesto. Il bel portale centrale è affiancato da due colonne tortili reggenti un cornicione con elaborati basso rilievi.

Di particolare interesse sono: l’altare maggiore, in marmo, risalente al 1750; la statua di Cristo alla colonna, proveniente dalla chiesa di S. Maria del Casale di Sortino Vecchio e la statua lignea di S. Francesco di Paola (1762).  Si prosegue con una panoramica delle altre chiese soffermandosi sulla chiesa della Natività di Maria, famosa per il pavimento maiolicato con piastrelle di Valenza rappresentante la pesca miracolosa.

Si prosegue con la visita dei palazzi settecenteschi, museo dei Pupi Siciliani (con spettacolino su prenotazione, grande momento di folklore.), di Don Ignazio Puglisiil principe degli ultimi pupari del siracusano”.  L’opera dei pupi è ancora viva nel cuore dei sortinesi e regala ancora delle emozioni.

 

 

L’opera dei Pupi

Nel Settembre del 1996 si è riusciti a rendere concreta l’idea di una esposizione permanente del Fondo Puglisi nei suggestivi locali dell’ex Convento dei Frati minori Francescani. La Compagnia fu incaricata dell’allestimento che fu strutturato su sette sale tematiche. Le rappresentazioni riguardano le gesta dei paladini di Francia alla Corte di Carlo Magno, seguiti da una brillante farsa dialettale tratta a soggetto. Si potranno ammirare ricchezza di costumi e degli scenari, e una pregevole lavorazione nella realizzazione dei pupi. E’ importante evidenziare che i pupi utilizzati dalla Compagnia sono unici nel loro genere per le loro dimensioni, infatti, hanno un’altezza circa 1,40 m e pesano intorno ai 30-35 Kg. La recita è eseguita dal vivo dagli stessi manovratori. Visita dell’azienda dell’Apicoltore De Luca. Degustazione del miele Ibleo e dei prodotti tipici, spiegazione dei procedimenti di lavorazione sia artificiali sia naturali del miele.

 

Cena e pernottamento presso l’agriturismo Pantalica Ranch o Zaiera Resort

 

 

DECIMO GIORNO

Dopo la colazione partenza per Noto. E’ un piccolo gioiello barocco arroccato su un altopiano che domina la valle dell’Asinaro, coperta di agrumi. Il terremoto del 1693 distrusse completamente la città che poi fu ricostruita più a valle, a pochi chilometri dallo Ionio. Il territorio è prevalentemente montuoso o collinare. La fascia costiera è caratterizzata da bellissime spiagge, porticcioli naturali e incantevoli insenature.

L’asse principale della città è Corso Vittorio Emanuele, scandito da tre piazze. In ogni piazza una chiesa. Il corso è annunciato dalla Porta Reale, monumentale ingresso a forma di arco di trionfo, eretto nel XIX secolo. La porta sormontata da un pellicano, simbolo dell’abnegazione nei confronti di Re Ferdinando. Ai due lati si trovano una torre, simbolo di fortezza e un cirneco (antica razza canina siciliana), simbolo di fedeltà.

La visita prosegue per la Chiesa di San Francesco dell’Immacolata che sorge nell’omonima piazza ed è caratterizzata esternamente da un’imponente scalinata e da una facciata barocca. La chiesa, a navata unica, custodisce all’interno opere provenienti dalla Chiesa francescana di Noto Antica, tra le quali una Vergine col Bambino attribuita ad Antonio Monachello.

Proseguiamo per la visita della Cattedrale, dove l’ampia facciata, scandita da due campanili che la delimitano, lascia intravedere in secondo piano i resti della cupola, purtroppo crollata con gran parte della navata, nel 1996. L’edificio preceduto da un’ampissima scalinata digradante nella piazza e fiancheggiata da due esedre alberate, ciascuna sovrastata da un percorso lastricato che ne sottolinea l’andamento curvilineo. Ai lati della cattedrale, allo stesso livello, il Palazzo Vescovile e il Palazzo Landolina di Santo Stefano hanno linee più sobrie e sembrano controbilanciare l’esuberanza degli altri edifici. Il lato opposto della piazza è invece occupato dalle armoniose linee curve di Palazzo Ducezio, cinto da un porticato classicheggiante, opera di Sinatra. Il lato orientale della piazza è coronato dalla facciata della Basilica del SS. Salvatore edificato tra il 1761 e il 1826, si proietta su un sagrato realizzato con i blocchi di pietra ed è caratterizzato da una facciata semplice. La chiesa è a navata unica con una bellissima volta affrescata dal Mazza

 

Pranzo presso il ristorante Il Gattopardo.

 

Proseguimento per Caltagirone. La pianta della Città, tortuosa e irregolare, testimonia la sua origine urbanistica tipicamente medievale. E’ divisa in due settori: la parte alta, la più antica, comprendente l’intero centro storico, e la parte bassa, che costituisce la parte nuova. Le due zone sono unite da un ponte monumentale a unica arcata, risalente al XVII secolo. L’asse principale è la Via Roma che, tagliando in due la città, arriva fino ai piedi della famosa scalinata di S. Maria del Monte. Lungo la via si affacciano gli edifici più importanti, con numerosi esempi di decori in maiolica. Nel tratto iniziale appare, sulla sinistra, la bella cinta della Villa Comunale con il Teatrino. E’ un bellissimo giardino disegnato verso la metà del XIX secolo da Basile e ispirato ai giardini inglesi. Il lato che si affaccia su Via Roma è delimitato da una balaustra ornata da vasi con inquietanti volti diavoleschi, ai quali si alternano pigne dal verde intenso e lampioncini dai sostegni in maiolica. Il giardino si sviluppa in una serie di sentieri ombreggianti che celano spazi più ampi abbelliti da opere in ceramica, statue, fontane. Il più appariscente è senz’altro lo spiazzo con al centro un delizioso palchetto della musica dalle forme arabeggianti e ornato da maioliche. Il Museo della Ceramica ospitato all’interno del Teatrino, singolare costruzione settecentesca ornata di maioliche, che ripercorre la storia della ceramica dalla preistoria agli inizi del Novecento. Poco più oltre, sempre in via Roma, sulla destra si trova la bella balconata di Casa Ventimiglia decorata dall’omonimo maiolicaro calatino nel Settecento. Superato il Tondo Vecchio, esedra in pietra e mattoni, ci s’imbatte nell’imponente facciata della Chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata. Edificata nel 1236 dal Beato Riccardo, in seguito fu ricostruita interamente in stile barocco a causa del terremoto del 1693 da cui fu gravemente danneggiata. La facciata si presenta a due ordini su cui campeggiano diverse sculture. Al centro si erge la statua dell’Immacolata. In seguito furono costruiti il campanile e la cupola, rimasta incompiuta. All’interno sono custodite alcune tele dei fratelli Vaccaro, una statua di legno rivestita in argento di Sant’Antonio, e un grande pannello di maiolica di Antonio Ragona.

Elemento di maggior richiamo turistico, la scala di Santa Maria del Monte costituisce il collegamento tra la città vecchia, sede nel Seicento del potere religioso, alla parte nuova. I 142 scalini in lava sono decorati, sull’alzata, da formelle in maiolica policroma che alternano motivi geometrici, floreali decorativi e ispirati al mondo animale. Ogni anno, nelle notti del 24 e 25 luglio, la scala brilla di fiammelle colorate che formano quadri differenti raffiguranti disegni floreali, figure femminili o il simbolo della città, un’aquila con uno scudo crociato sul petto. In cima alla scala si trova Santa Maria del Monte, la chiesa matrice, sede antica del potere religioso. All’altare maggiore si trova la Madonna dei Conadomini, tavola del XIII secolo. Ai due lati della scalinata si estendono i vecchi quartieri di San Giorgio e San Giacomo che racchiudono nelle intricate viuzze, begli edifici religiosi. Il quartiere di San Giorgio si sviluppa intorno alla via L. Sturzo, caratterizzata da alcuni palazzi, tra cui Palazzo della Magnolia, e dalle Chiese di San Domenico e del SS. Salvatore. Il quartiere di San Giacomo sorge sulla sinistra della scalinata, Via Vittorio Emanuele conduce alla Basilica di San Giacomo, patrono della città, al cui interno si trova la cassa argentea che racchiude le reliquie del santo. La visita termina in Piazza Umberto I, dove si affaccia il Duomo di San Giuliano, edificio in stile barocco. L’interno è a croce latina a 3 navate separate da colonne. Gli altari sono impreziositi da diversi quadri attribuibili ai fratelli Vaccaro. Da ammirare un prezioso Crocifisso in legno, la statua della Madonna col Bambino e la scultura in legno del Cristo Morto.

 

Cena e pernottamento presso l’Agriturismo Gigliotto.

 

 

UNDICESIMO GIORNO

Dopo la colazione partenza per Piazza Armerina. Sorge su un’altura dei Monti Erei Meridionali, nella Sicilia centrale a poca distanza da Enna. La città, tra i maggiori punti di riferimento della provincia, è incastonata tra fitti ed estesi boschi misti con predominanza di eucalipti, che si estendono ai suoi piedi a nord come a sud. Questo centro, famoso soprattutto per la vicinanza della bellissima Villa Romana del Casale, lussuosa dimora famosa in tutto il mondo per i suoi pavimenti in mosaico e recentemente riconosciuta Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. La planimetria molto articolata della villa: vi si possono distinguere una parte residenziale intorno al grande peristilio centrale su cui si affaccia anche la basilica, una zona di rappresentanza con il peristilio ellittico (Xistus) e la grande sala trilobata (Triclinio), il complesso delle terme dal movimentato impianto planimetrico. Il cortile-porticato d’ingresso, a pianta irregolare, funge da cerniera tra queste tre parti.

Al centro della cittadina, visibile sin da lontano, si staglia il Duomo, che occupa la posizione più elevata. Tutt’intorno si sviluppa il nucleo antico, caratterizzato dalle viuzze medievali e dai bei palazzi rinascimentali e barocchi. La chiesa barocca troneggia al centro dell’omonima piazza, uno spazio sul quale si affaccia anche il barocco Palazzo Trigona. L’edificio attuale sorge sui resti dell’antica Chiesa Madre, della quale rimane ancora il campanile che completa il fianco destro, con finestre in stile gotico catalano ai due livelli inferiori e il completamento rinascimentale. La facciata è arricchita da un bel portale con colonne tortili cui corrisponde, al livello superiore, un’ampia finestra squadrata coronata dall’aquila della famiglia Trigona. L’interno, a croce latina, ha una grande navata con cappelle laterali comunicanti e custodisce numerose opere d’arte tra cui, il fonte battesimale, una croce lignea dipinta del 1455 con Cristo Crocifisso, nella parte anteriore, e Cristo risorto, nella parte posteriore. Lungo la navata centrale spiccano i due organi lignei dorati con un medaglione con la Trinacria, a sinistra, e il conte Ruggero I, a destra, al centro delle cantorie.

Alle spalle del Duomo si trova il settecentesco complesso francescano, oggi ospedale, la cui chiesa, in pietra arenaria e mattoni, possiede un campanile coronato da una guglia conica maiolicata. Il lato sud del convento conserva un bel balcone sorretto da mensole barocche, opera di G. V. Gagini.

 

Pranzo presso l’agriturismo il Gigliotto.

Pomeriggio libero.

Cena e pernottamento presso l’agriturismo il Gigliotto.

 

 

 

DODICESIMO GIORNO

Dopo la colazione partenza per la visita di Agrigento. la Valle dei Templi. Fondata nel 582 a. C. da coloni greci provenienti da Rodi, distesa fra il mare e la collina, conserva monumenti bellezza nella zona dell’Acropoli. Lungo un crinale, impropriamente chiamata valle, e nella zona più sud sono eretti dal V secolo a. C. numerosi templi con tufo calcareo trovato in loco. La Valle dei Templi è un sito archeologico del periodo della Magna Grecia che nel 1997 fu dichiarato “Patrimonio Mondiale dell’Umanità” dall’UNESCO. Divisa in sette templi in stile gotico, con sei colonne sul lato frontale, tranne il Tempio di Zeus che presentava sette semicolonne incassate in un muro che chiudeva tutto l’edificio.

 I templi sono:

ü     TEMPIO DI GIUNONE: si trova sull’estremità della collina ed è tradizionalmente attribuito alla dea protettrice del matrimonio e del parto. A oriente si conserva l’altare del tempio, mentre alle spalle dell’edificio c’è una cisterna.

ü     TEMPIO DELLA CONCORDIA: è uno dei templi meglio conservati. Il nome Concordia, deriva da un’iscrizione latina ritrovata vicino al tempio. Fu trasformato in tempio sacro nel VI secolo a. C..

ü     TEMPIO DI ERACLE (ERCOLE): dedicato alla venerazione del dio Eracle, è il più antico della serie. Fu distrutto da un terremoto, oggi formato da appena otto colonne.

ü     TEMPIO DI ZEUS OLIMPICO (GIOVE): dedicato all’omonimo dio, fu eretto in seguito alla vittoria degli agrigentini sui Cartaginesi intorno al 480 a. C.. Viene anche chiamato Cava dei Giganti perché la trabeazione era sostenuta da semicolonne dove si alternavano le statue telamoni ovvero, enormi statue con sembianze umane.

ü     TEMPIO DI CASTORE E POLLUCE O DIOSCURI: è il simbolo della città, eretto per onorare i due gemelli figli di Sparta e Giove.  Del tempio restano solo quattro colonne e una parte della trabeazione.

ü     TEMPIO DI VULCANO: è il più importante della valle, ma soprattutto il più danneggiato dal tempo e dai fenomeni naturali. La leggenda racconta che il dio del fuoco avesse una fucina sotto l’Etna in cui, con l’aiuto dei ciclopi, fabbricava i fulmini di Zeus.

ü     TEMPIO DI ESCULAPIO: fu costruito lontano dalle mura della città. Era dedicato a Esculapio, dio della medicina e figlio di Apollo, luogo di pellegrinaggio dei malati in ricerca di guarigione.

Inoltre nella valle è possibile vedere la tomba di Terone, risale all’epoca della dominazione romana, di forma piramidale e sarebbe stato eretto in onore dei soldati caduti durante la seconda guerra punica.

 

 

Pranzo presso l’Hotel Baglio della Luna.

Possibilità degustazione vini.

Pomeriggio libero per la visita di Agrigento.

Cena e pernottamento presso l’Hotel Baglio della Luna.

 

 

 

TREDICESIMO GIORNO

Dopo la colazione partenza per la visita di Selinunte.

 Dal greco Selinos, termine con cui era designato l’appio (sorta di prezzemolo selvatico che, fiorito, emana un intenso profumo), che cresceva abbondante nella zona e che compare anche sulle prime monete coniate dalla città, era un’antica città greca sulla costa sud-occidentale della Sicilia. Disseminati in una zona semidesertica, poiché il luogo non è più stato abitato, i templi in rovina innalzano ancora al cielo le loro imponenti colonne, e gli edifici, ridotti a un cumulo di pietre probabilmente a causa di un terremoto, creano un’impressione di estrema desolazione. Si distinguono tre zone: la prima, sulla collina orientale, raggruppa tre grandi templi di cui un Tempio E, è stato rialzato nel 1957. Dedicato a Hera, risale al V secolo a. C. e aveva una pianta complessa. Vi si accedeva dal lato orientale attraverso alcuni gradini che conducevano, oltre il colonnato, al pronao, preceduto da due colonne delle quali non restano che i capitelli, a terra. Dietro si trova la cella sulla quale si apriva una piccola stanza segreta (l’adito) che accoglieva la statua della dea. Il Tempio F, completamente in rovina, era il più piccolo ed era probabilmente dedicato ad Athena. L’ultimo, il Tempio G, era il più imponente ed era probabilmente dedicato ad Apollo. Oggi è ridotto a una massa di frammenti sparsi sul terreno. I blocchi che costituivano le colonne, del peso di diverse tonnellate, presentano ancora le scanalature preliminari. La seconda, sulla collina occidentale e cinta da mura, è l’acropoli, a nord della quale sorgeva la città vera e propria. Si estendeva su un’altura, al di là di una depressione chiamata Gorgo Cottone, dal nome del fiume che un tempo vi scorreva e che ospitava, alla foce, il porto della città poi interrato. Seguiva lo schema della città ippodema, con tre arterie che s’incrociavano ad angolo retto, intersecate a loro volta a 90° da strade più piccole. La terza, a ovest dell’acropoli, oltre il fiume Medione, era un’altra area sacra con templi e santuari. Il Tempio A, all’interno, nella parte d’ingresso al naos, si trovano due scale a chiocciola, le più antiche finora conosciute. Le rovine sono però dominate dalle 14 delle 17 colonne del Tempio C, rialzate nel 1925. Dedicato probabilmente ad Apollo o a Eracle, è il più antico dei templi di Selinunte. Il frontone, decorato da un bassorilievo fittile raffigurante una testa di gorgone, aveva la particolarità di avere la base più lunga dei due lati inclinati, cosa che gli conferiva una forma a pagoda del tutto inusuale.

 

Pranzo presso il ristorante Pierrot.

 

Dopo il pranzo partenza per Marsala. Adagiata sul capo che porta l’antico nome della città, è forse stata fondata nel 397 a. C. dai Fenici fuggiti dopo la sconfitta subita dai siracusani. Proprio al porto è legato uno degli avvenimenti più significativi della sua storia: lo sbarco dei Mille in Sicilia, guidati da Garibaldi.

Partenza e proseguiamo la visita a Trapani. Di fronte alle Isole Egadi, Trapani possiede un porto ben protetto, il cui traffico è incrementato dal trasporto del sale raccolto nelle saline che si trovano immediatamente a sud dell’abitato. All’estremità est del centro della città, sorge il grande complesso dell’Annunziata, costruito all’inizio del XIV sec.. La facciata,o originale, è ornata da un portale gotico chiara montano sovrastato da un elaborato rosone. Sul lato sinistro, la Cappella dei Marinai, in tufo, è una graziosa costruzione rinascimentale sormontata da una cupola.

 

Rientro a Marsala.

Cena e pernottamento presso l’Hotel Carmine.

 

 

 

QUATTORDICESIMO GIORNO

Dopo la colazione partenza per la visita di Erice. Antica città fenicia e greca, arroccata sul monte che porta lo stesso nome, coronato da un altopiano di forma triangolare a terrazza sul mare. La città è un labirinto di stradine acciottolate e di varchi così stretti da permettere il passaggio di un solo uomo. Le case, serrate le une alle altre, hanno graziosi e curati giardini interni. La cittadina, un perfetto e per questo misterioso triangolo equilatero, è coronata su due vertici dalla chiesa matrice e dal Castello di Venere, arroccato sulla punta estrema del monte, il castello risale nella sua foggia attuale al periodo normanno, ma il luogo ha storia ben più antica. Qui, infatti, sorgeva il tempio dedicato a Venere Ericina, dea particolarmente venerata nell’antichità. In epoca normanna il tempio era ormai diroccato e al suo posto fu decisa la costruzione di una fortezza, cinta da possenti mura e protetta dalla sua posizione e dalle più avanzate Torri del Balio, un tempo collegate al castello tramite ponte levatoio. Il carattere difensivo è ancora testimoniato dal piombato sopra il portone d’ingresso arricchito dallo stemma di Carlo V di Spagna e da una bella bifora.

Il Giardino del Balio circonda il Castello di Venere e le Torri del Balio, edificate in periodo normanno come difesa avanzata del castello. Il nome delle due torri e del giardino deriva dal governatore normanno Baulio che qui aveva dimora.

 La Chiesa matrice, vicino alla Porta di Trapani, uno degli accessi alla città, risale al XIV secolo ed è stata edificata con materiale proveniente dal Tempio di Venere. Le forme massicce e il coronamento a merli la caratterizzano come chiesa- fortezza. La facciata è alleggerita da un bel rosone, oggi parzialmente nascosto da un portico gotico aggiunto un secolo più tardi. L’interno, in stile neogotico, conserva un bel retablo marmoreo rinascimentale. Al centro perfetto del triangolo si eleva la chiesa di S. Pietro con l’annesso monastero che oggi ospita il centro culturale scientifico E. Majorana.

 

Pranzo presso il ristorante la Prima Dea o la Pentolaccia

 

Proseguimento per la visita di Segesta. Situata in splendida posizione tra dolci colline dai colori ocra e rosso bruno che formano un piacevole contrasto con le infinite tonalità del verde, il Parco Archeologico è dominato dalla mole dell’elegante Tempio dorico.

L’antica Segesta fondata dagli Elimi, divenne ben presto una delle principali città del bacino del Mediterraneo d’influenza ellenistica. Uno dei monumenti più ammirabili a noi giunti dall’antichità è il Tempio di Segesta. S’innalza in maestosa solitudine, su un poggio circondato da un profondo vallone incorniciato da Monte Bernardo e Monte Barbaro, sul quale si trova il teatro, eretto nel 430 a. C., è un elegante edificio dorico. L’insieme aveva la forma del tempio greco, e questa era una concessione al gusto grecizzante che, allora si faceva strada tra gli Elimi. Il peristilio ha conservato quasi completamente intatte le 36 colonne in magnifico calcare dorato e priva di scanalature. Questo fatto e la mancanza di una cella interna ha fatto supporre che la costruzione sia stata abbandonata prima della fine. La strada che sale verso il Teatro offre una magnifica vista sul Tempio. Prima del Teatro, si possono vedere i resti dell’Eremo di San Leone a una sola abside, ma costruito su un precedente edificio triabsidato, alle spalle, le rovine del castello normanno. Il Teatro, edificato nel III secolo a. C., in periodo ellenistico, ma sotto la dominazione romana, è costituito da un perfetto e vasto emiciclo sistemato su un pendio roccioso. I gradini sono orientati verso le colline dietro le quali, s’intravede il Golfo di Castellammare. Ogni due anni, in estate, il teatro rivive, si riempie di spettatori pronti ad assaporare in un legame senza tempo, le grandi tragedie e commedie che avvincevano gli antichi.

Partenza per Palermo.

Cena e pernottamento presso il Centrale Palace Hotel.

QUINDICESIMO GIORNO

Dopo la colazione e mattinata libera per la visita della città di Palermo

Pranzo presso il Centrale Palace Hotel.

Continuazione della visita della città.

Cena in un ristorante tipico il mirto e la rosa.

Pernottamento in hotel.

 

SEDICESIMO GIORNO

Dopo la colazione partenza per l’aeroporto.

 

prezzi totali all inclusive

htl 4 -5*superior trattamento di pensione completa.

trasferimenti

escursioni

   

 2530,00 a pax

 

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